Assicurazione Furto Auto

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La favola di Paolo e della sua Pupetta


Assicurazione Furto Auto



E un ragionamento “terra terra” ma che non fa una grinza


 

(09.06.2013)

di  aellegì

Questa  testata è nata con il precipuo fine di non voler essere né un giornale specializzato, né un foglio di “addetti ai lavori”, né tanto più, qualcosa di accademico o scientifico.
Siamo nati con il solo scopo di parlare la lingua dell’uomo della strada e di trattare i problemi che lo toccano e se dovessimo sbagliare, non aspettiamo altro che gli addetti ai lavori ci spieghino meglio, sempre a vantaggio dei nostri lettori: a patto, però che siano mossi da intenti onesti.
Questo è il nostro vanto ed è il nostro biglietto da visita.
Non siamo “L’uomo Qualunque” né altro, ma se qualcuno ci vuol fare le pulci addosso e ci vuole incasellare, non ce ne frega  niente, anzi, forse, ce ne sentiremmo onorati.
Partendo da questo presupposto, oggi vogliamo trattare un capitolo: l’assicurazione della nostra auto, ma, specificamente l’assicurazione integrativa che quasi tutti facciamo, cioè quella contro il furto della nostra automobile, visto che il nostro Paese è secondo, in Europa (siamo battuti soltanto dalla Francia), nella non invidiabile classifica delle nazioni maggiormente colpite dalla piaga dei furti di automobili.
Ma ora senza perderci in cincischiamenti, affrontiamo il problema che ci siam posti e lo facciamo, come promesso nel titolo, con un esempio praticissimo e con un ragionamento cosiddetto… “terra terra” quello che capisce l’uomo della strada, ma che non vogliono capire le Assicurazioni auto.
Allora ecco l’esempio classico che più classico non ce ne può essere, per spiegare il problema: da questo esempio che è il più tipico, ne discendono, più o meno, tutti gli altri delle varie casistiche.
Il sig. Paolo Donzelli, residente a Roma, possiede una piccola-media cilindrata, una 1200 per capirci, di una notissima casa automobilistica nazionale.
L’ha comprata nuova e ne è entrato in possesso precisamente il 3 gennaio del 2003.
Avendo firmato il contratto il 30 dicembre 2002 – e vi si affrettò, in quanto la detta auto faceva parte di un’offerta speciale che si chiudeva il 31 dicembre, come da legge, la macchina in questione risulta immatricolata nel 2002 e, quindi, il Signor, anzi, il Cav. Donzelli, di anni 60, all’epoca, felicissimo va dal concessionario e parte sulla sua fiammante auto nuova.
Fiammante de facto, ma non legalmente, perché è già “vecchia” di un anno: immatricolata il 30 dicembre 2002, il 3 gennaio 2003 risulta vecchia di un anno e, quindi, il relativo valore si è già depauperato.
Appena uscito dal concessionario, mettiamo che lui e la moglie, la sig.ra Dora,  abbiano avuto l’idea di fare quello che ognuno di noi, piccoli borghesi, faremmo: parcheggiare cioè, per soli cinque minuti, la fiammante auto nuova fuori da un bar, il tempo tecnico, nulla di più, per brindare con un… semplice crodino… alla macchina nuova…
Se il nostro Cavaliere è particolarmente sfigato, può anche non trovare più la macchina, all’uscita dal bar e, in quel caso, quando si presenta all’Assicurazione a chiedere l’indennizzo della  macchina nuova, rubata appena uscita dal concessionario, si vede decurtato e di non poco, il relativo indennizzo, perché la macchina è già… vecchia di un anno.
Nessuna pietà, nessun occhio  particolare da parte dell’Assicuratore che come prendesse in mano la sacra Bibbia, prende, con lento e studiato, quasi liturgico rituale, l’ultimo numero di… “Quattroruote”, il magnifico, storico,  periodico specializzato in automobili, ma che, verso la fine, ha, per gli automobilisti, una… “maledetta” sezione, ove, auto per auto… ti dice quanto vale la tua, in base all’età!
Prende “Quattroruote”, dicevamo, e lentamente lo sfoglia fino a giungere alla pagina dove c’è la valutazione della vostra auto e come un giudice che ha appena consultato il codice, emana la sentenza che è sempre… fantozzianamente inappellabile!
Ma, in fondo, in fondo, se al Cav. Donzelli capitasse ciò, non sarebbe particolarmente tragico, perché con il ricavato dall’Assicurazione, potrebbe senz’altro accedere all’acquisto di una macchina magari di inferiore cilindrata, ma, almeno, nuova.
Ma…  a Paolo Donzelli, fresco pensionato dell’Esercito col grado di Mar.llo Capo che, infatti, grazie alla liquidazione, ha potuto finalmente sostituire la sua quasi storica cinquecento, non è capitato niente di tutto ciò, il brindisi è andato bene, all’uscita dal bar si è, con soddisfazione riseduto nella sua 1200 ed è andato a casa, varcando la porta del suo garage, un vero, raro lusso, visto che vi passano i tubi della caldaia del riscaldamento centrale del condominio e d’inverno la sua macchina nuova ci starà come nella bambagia…
Il cav. Donzelli ha sessant’anni abbiamo visto, non viaggia, non fa lunghi tragitti in macchina, questa sarà l’auto che lo accompagnerà alla tomba… e la tiene… meglio d’una moglie, come con malcelata acidità, rileva la Sig.ra Dora…
“Tratta meglio la macchina che me che sono la moglie e se ho comprato il pesce al mercato, non mi ci fa manco salire, perché dice che poi… ci rimane la puzza!… Me pare quasi come fosse un… boudoir! Chissà chi ce vo’ fa’ salire!… Magari… qualche ragazzina… ‘sto vecchiaccio vizioso!!!…”
Non sappiamo se la storia della “ragazzina” era vera e sarà stato, magari… lo sforzo, fatto sta che qualche tempo dopo, al cav. Donzelli arriva… “una toccatina”!
Sì… una leggerissima forma di ictus, anzi, neppure, come hanno specificato i medici,ma… un “avvertimento” diciamo! Certo… – continuano – deve stare un po’ sotto una campana, come si suol dire e per ora, Cavalie’, niente guida! Prima vi dovete rimettere e poi, sì, potrete, con prudenza, riprendere in mano il vostro gingillo!
La storia del gingillo del Cavaliere era nota a tutti… e sì, che era un gingillo, figuratevi che, all’epoca della … “toccatina”,  aveva appena 8900 kilometri… insomma, non aveva manco fatto il secondo tagliando!
Il tempo passa… Paolo Donzelli si è ristabilito, ma sta sempre attento e la sua vita, certo, dopo quell’avvertimento, è cambiata!
Esce poco, preferisce fare due passi a piedi, perché glielo hanno detto i medici che il moto gli può fare solo che bene… la macchina, ormai, la prende raramente, solo qualche giretto per non far scaricare la batteria e per qualche rara puntatina ad un discount un po’ in periferia…
Ormai, da quando quel tardo mattino del 3 gennaio 2003 la ritirò dal concessionario, son passati esattamente dieci anni, ma il suo… “boudoir” come sempre dice, sfottendolo, la Sig.ra Dora è sempre come nuova: fiammante fuori, come un orologio svizzero, dentro… come si vanta, parlandone con gli amici, Donzelli.
Anzi, ama aggiungere…
““La mia Pupetta –  sì… le ha messo il nome… la  chiama… Pupetta! – non mi ha fatto mai le corna…
non conosce faccia d’uomo… pardon… di meccanico!!!””
E ride… compiaciuto.
Gli amici, la conoscono a memoria la battuta ed ormai non ci ridono manco più!
Però, alle spalle, commentano che… grazie che è come nuova! C’ha più attenzioni per la Pupetta che per la Dora, la moglie. In dieci anni ci ha fatto solo passeggiatine e poi, certo che potersela comprare sarebbe un affare: c’ha 20.000 chilometri, ma sembra una km. 0 !!!
Ma… Donzelli… darebbe la moglie e non Pupetta!!!
Capita il 2 novembre… 
la signora Dora e Paolo vanno ogni anno al Cimitero e con i mezzi pubblici. Manco a dirglielo a Paolo di prendere la macchina. Per l’amor di Dio! E se in quel traffico, me la graffiano???
Ma quel due novembre c’è un umidità in giro che ti mangia le ossa… i settant’anni di Paolo, certo, si fanno sentire, la Sig.ra Dora c’ha un principio di sciatica e Paolo prende la “biblica” decisione: al Cimitero si andrà con la macchina! Ma… si parte alle sei e mezza, ordina il Cav. Paolo che ancora si sente Maresciallo; si arriva, così, ad apertura dei cancelli quando ancora non c’è nessuno, si mettono i fiori… si dice una preghiera –  continua il Cav. Paolo, tanto, non è che  ci dobbiamo sentire ‘na messa cantata – e si va via, al massimo alle otto, quando tutti vengono in senso contrario e noi filiamo senza nessuno né davanti, né dietro!
E sempre chiaramente… nell’interesse non dichiarato, ma sottaciuto di… Pupetta.
Tutto si svolge secondo la tabella di marcia del maresciallo Donzelli.
Ma alle otto, fuori dal Cimitero…
Pupetta non c’è più…
Si pensa che Paolo Donzelli non debba morire più e sia il primo uomo che vivrà in eterno, altro che Berlusconi! Perché se non è morto allora, quel due novembre del 2012, alle otto del mattino, fuori al Cimitero di Prima Porta a Roma – è… “scientifico”! – che non morirà più!
Il cav. Paolo Donzelli e sua moglie Dora stavano muti, non seduti, ma… “quasi seduti” su due sedie, nell’ufficio dell’Assicurazione.
Di fronte a loro, un muto funzionario, dette poche parole di rito, esaminata la documentazione, esaminata la relativa denuncia ai Carabinieri… si alzò…
Da uno scaffale, con quasi mani consacrate…  prese “Quattroruote” del mese corrente… a piccoli cadenzati passi liturgicamente mossi, raggiunse di nuovo la scrivania, si sedette lentamente, emise un sospiro… sfogliò… raggiunse la pagina giusta… col dito scorse una tabella (Paolo si sentiva come a scuola, quando l’insegnante profferiva la famosa frase… “”Ed ora… chiamiamooo…”” ed il dito… scorreva… poi… risaliva… e poi… ridiscendeva)… e profferì la sentenza:
“”2002… 2012… dieci anni… 2.000 euro””
Paolo riuscì solo a dire, ma quasi tra di sé…
“Per un gingillo…
… un gingillo dentro e fuori…
20.000 chilomentri…
ed ora io che mi compro… una bicicletta…?
Poi, quasi in un grido…
“Quattroruote…
ma chi è … Quattroruoteeee”!!!!…”
Furono le ultime parole pronunciate –ma quasi un urlo strozzato in gola –
dal cav.  Paolo Donzelli…
Non riprese più conoscenza…
Morì al S. Camillo, due settimane dopo…
Molti dettero la colpa,  alla “sentenza” dell’Assicurazione, altri dissero, medici compresi, che Assicurazione o non Assicurazione, un altro ictus e definitivo, letale questa volta, era nelle previsioni!  Nessuno potrà mai sapere chi ha ragione, ma dobbiamo ammettere che almeno un fatto è vero e cioè che…
Non è possibile, anzi, in modo assoluto, assurdo che, in caso di furto, si valuti in base ad una rigida, asfittica quasi matematica tabella, un’auto che, uscita una volta dal concessionario, diventa tutt’altra cosa che un mezzo di locomozione meccanico, diventa quasi una creatura vivente,  in base alla vita che fa, in relazione a come viene tenuta… diventa quasi una persona e… inclassificabile come massa!
E’ quasi come si volesse dare la stessa speranza di vita a due persone nate nello stesso anno!
Impossibile!!! Tutto dipenderà da mille circostanze – soprattutto genetiche, sì – ma anche dalla vita che si conduce!
Infine c’è da dire una cosa che ci sembra basilare nella vicenda in questione che ha una certa non trascurabile valorialità nel campo dell’economia politica e che qui, c’entra, eccome! Cioè…
Indipendentemente dalle condizioni di un bene, io ottengo o ricavo, da quel bene, un servizio che è quasi identico a quello che fornisce lo stesso tipo di bene, ma nuovo.
Indipendentemente dal valore del mio bene, diciamo usurato, io, però, ci soddisfo un bisogno: il bisogno per soddisfare il quale, ho acquisito quel bene.
Se stipulo una assicurazione su quel bene, l’Assicurazione, in caso di furto, ha il dovere di risarcirmi, nella misura sufficiente in modo che io possa continuare a soddisfare quel mio bisogno, per il quale comperai il bene sottrattomi.
Non può darmi un corrispettivo dell’ipotetico valore del mio bene in base ad una altrettanto ipotetica usura derivante dagli anni di vita, perché un’assicurazione si stipula per potersi assicurare, anche in caso di furto, un certo soddisfacimento di un bisogno.
Se io ho novant’anni e stipulo un’assicurazione privata sanitaria, non è che l’assicurazione, dato che ho novanta anni, mi pagherà, per un intervento chirurgico, una miseria, perché tanto sono un rottame di uomo, ma, indipendentemente dall’età mi pagherà una assistenza sanitaria uguale, identica a quello che ne ha quaranta, perché è il bisogno che deve essere soddisfatto, e quindi il bisogno – l’intervento operatorio – deve essere fatto nel migliore dei modi e dell’impegno!
E’ il soddisfacimento del bisogno che viene meno in caso di furto di un mezzo di locomozione e non conta di vedere quanto fosse usurato il bene: perché, a quanto pare, assolveva al suo compito di portare in giro il proprietario, indipendentemente quanto usurato fosse.
Si stipula una assicurazione per riparare il danno, ma se per un’auto mi mettono 2.000 miseri euro in mano, come si ripara il danno, che in questo caso è chiaramente il mancato assolvimento del trasporto di una persona? Con 2.000 euro io non potrò sostituire il bene sottrattomi: cioè il bene che egregiamente  soddisfaceva il mio bisogno che, peraltro, nel caso specifico di persona anziana, occupava un alto gradino della ben nota “scala dei bisogni”!
Al massimo potrò comperare il classico “catorcio”!
Se mi rubano una macchina che mi permetteva di fare tutto quello che può fare una macchina, indipendentemente dallo stato di usura, non mi possono dare come un indennizzo una somma con la quale io potrò comperare una bicicletta: perché la bicicletta non copre l’assolvimento del bisogno che copriva, anzi soddisfaceva ed in pieno, la macchina: vecchia, usurata o rottame che fosse!
Se possiedo una macchina vecchia e subisco danni alla carrozzeria in un incidente, l’assicurazione pagherà il carrozziere per un lavoro fatto “ad opera d’arte” e non certo, solo per un lavoro raffazzonato, in quanto, il mio mezzo non meritava, in quanto vecchia ed a pezzi!
Questa è materia che dovrebbe essere presa in seria considerazione dalle Società assicurative, altrimenti andranno sempre più a scemare le assicurazioni per furto, visto che in Italia il parco macchine è ultraobsoleto!
La voce comune, infatti è…
“ Ma che ti assicuri a fare quel biroccio di macchina che c’hai, che, poi, non ti danno niente e sono tutti soldi sprecati!”
Ma io con quel biroccio di macchina ci faccio i miei affari, soddisfo il mio bisogno e l’assicurazione mi dovrebbe mettere in grado di continuare a soddisfare il mio bisogno, fare i miei affari che con la bicicletta, non potrò assolvere.
Si potrebbe istituire, a cura di ciascuna Società d’Assicurazione, un servizio facoltativo, naturalmente a pagamento ed a carico di ciascun assicurato, per cui una commissione della Società valuta annualmente le condizioni complessive del mezzo assicurato, sotto l’aspetto motore, carrozzeria e quant’altro, con relativo verbale, per poi risarcire il giusto indennizzo, in caso di furto!
Le Società assicurative dispongono già nei loro organici, di periti esperti per valutare danni ed altro.
In questo caso, il Signor Paolo, avrebbe avuto un indennizzo pari al valore della sua Pupetta che gli avrebbe consentito di acquistare un mezzo idoneo e di pari valore e non sarebbe morto con un grido strozzato in gola… “quattroruote”!
Che è il nome di una rispettabilissima, storica ed onorata testata , ma anche, ormai,  una sorpassata,  stupida convenzione che porta acqua solo al mulino delle Assicurazioni, tanto per non cambiare e come sempre in Italia. Ove si bada agli interessi delle Lobby e mai a quelli del cittadino!

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