Alla fine… Un Grosso Imbroglio

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Renato Brunetta

Alla fine… Un Grosso Imbroglio

Solo un metodo per aiutare gli Imprenditori e non a favore della maggioranza della classe lavoratrice e delle fasce deboli della società

di A. Elle. Gì (30.05.2008)

Non è che fosse la soluzione di tutti i problemi. Ma che, il non far cadere la mannaia della aliquota fiscale massima sui compensi per lavoro straordinario e sugli incentivi in genere e quindi far lievitare ciò che il dipendente poi si trova in busta paga, che fosse un aiuto per i redditi fissi  ed anche, quindi, un aiuto a consumare di più e dare una spintarella all’Italiano medio, c’avevamo creduto in tanti ed anche i Sindacati…
Ma ci siamo…  cascati tutti!
Ed è sempre la solita storia, prettamente italiana e di ogni governo. Si annuncia qualche provvedimento popolare con la grancassa, poi, quando esce il decreto, si scopre sempre che non è per tutti: non entrano nella casistica prevista per il beneficio, quella tale categoria, o quelli da quel tal reddito in poi e altri trabocchetti del genere. Intanto, però, il governo in carica si è fatta la sua bella pubblicità.
Un’usanza da sempre italiana. E in questo, l’Italia è matrigna: perché stranamente, guarda caso, pare che tutti i governi – qui il colore non fa  differenza- non pensino altro che a fregare il cittadino!
AnzianiInfatti l’Italiano, in genere, diffida delle Istituzioni e dello Stato: si sente più minacciato che difeso.
Montanelli aveva indicato come origine di questa abitudine tutta italica, il fatto che, per secoli, lo Stato era stato per noi, lo Straniero. Ed anche la nostra propensione a  frodare il fisco, aggiungeva, aveva la stessa matrice, perché significava non altro che fregare l’Oppressore.
Montanelli non sbagliava in questa analisi psicologica, ma avrebbe dovuto pur tenere in conto che se il cittadino italiano di solito non si fida dello Stato, lo stesso, con le sue Istituzioni, non è che abbia fatto tanto, dalla Unità in poi, per meritare la fiducia degli stessi cittadini!
Ma torniamo a bomba. Qui, nel caso della detassazione degli straordinari, a favore di una busta paga più gonfia, si ripete la storia che si è avuta con l’aumento delle pensioni: si strombazza l’aumento ai quattro venti, poi, nel decreto attuativo,  si scopre l’inghippo che… l’aumento non era per tutti.
In parole povere, dalla detassazione degli straordinari e degli incentivi sono esclusi tutti, diciamo, tutti quelli dell’intero pubblico impiego. E non i vituperati statali soltanto.
Insomma, per fare un esempio banale, il primo che ci viene in mente? Ecco… gli infermieri degli ospedali, per esempio: esclusi.
Sono esclusi gli impiegati dello Stato, ma si sa che questi non son stati mai visti di buon occhio dai governi Berlusconi, perché notoriamente “fannulloni” come pare che pensi Renato Brunetta, prima professore, ora Ministro, per aver messo mano ad un provvedimento di giro di vite, per gli stessi.
E, ovviamente, sono esclusi i pensionati, altra categoria malvista dai governi Berlusconi, perché lui a 72 anni suonati lavora ancora, come ama dire e poi, perché si sa, non “intraprendono”… non producono… ma sono soltanto parassiti che vivono alle spalle dello Stato…
Certo, dirà qualcuno: se si parla di straordinari, come possono esservi compresi i pensionati che non lavorano più?
Giusto!
Ma… un agganciamento se pure non al cento per cento alla dinamica salariale è tempo che per loro si faccia,  e presto pure,  perché non è possibile andare avanti con questo sistema da terzo mondo!
Per chi è nel mercato del lavoro, ci sono sempre degli escamotage per almeno cercare di rincorrere, anche se invano, ma almeno tentare, di star dietro all’impennata dei prezzi. Ci sono i rinnovi dei contratti, per esempio! Ma sapete dire voi, i pensionati come fanno a star dietro al lievitare continuo dei prezzi?
La famosa detassazione degli straordinari, dunque, solo per i lavoratori del privato! E perché? Perché più belli? Certo che no. Ma il motivo è solo quello di aver voluto fare un regalo alla imprenditoria, con la speranza, con un puro palliativo, di rimettere in moto il Paese.
Perché si sa che…
L’Industria italiana, per crescere, oltre che di investimenti, ha un bisogno pazzesco di più ore lavorate per aumentare la produzione, di meno assenteismo, di maggiore affezione al lavoro e di maggior propensione ad allungare ove possibile i turni ed a prestare ore di lavoro in più.
Cose che loro sanno, si ottengono solo dando più soldi in busta paga.
Quindi più soldi, più produzione.
Ma, attenzione… NON più consumi, come proclama il Governo.
Questa è una balla!
Perché questa detassazione sarà un privilegio di pochi e non di molti, quindi, assolutamente non sarà in grado di smuovere un bel nulla nella dinamica dei consumi! Proprio perché da questo beneficio è esclusa una grossa fetta della società: quella dei pensionati.
Ma i nostri governanti – e di tutti i colori – se ne fregano, perché qualcuno dice che i pensionati non creano consumi. Esclusi il latte e il pane per la serale zuppa di latte che, fra poco, manco quella potranno più permettersi. E invece, se avessero qualche euro in più in tasca, almeno il Viagra, se lo potrebbero comprare, in farmacia!…
E anche loro, così, creerebbero consumo…
Insomma, detassazione per pochi e non per i più, i quali rimarranno al palo.
E infatti, questo provvedimento piace e molto, sia al bel Luca e sia, alla affascinante Emma, conduttori capaci -prima l’uno, ora l’altra – dell’ esclusivo club chiamato Confindustria.
Insomma, Signori, fin quando si continuerà a barare, non se ne uscirà mai dal tunnel Italia…
E ci continuano a dire che siamo in Europa!

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