Turismo Industria dell’Italia e del Sud

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'a fenestella di Marechiaro a Napoli

Turismo Industria dell’Italia e del Sud

Territorio arte termalismo cultura della cucina e del buon bere e accoglienza, armi per battere il mercato che si fa sempre più concorrenziale

da Trieste, Antonio Laganà (27.05.2008)

Si è tenuto a Milano, ultimamente, un interessante convegno sul turismo in Italia e sull’auspicato suo sempre maggiore sviluppo, alla luce delle dinamiche mondiali di mercato.
Nel corso della  rassegna  abbiamo scoperto che l’Italia, nonostante la sua forte vocazione turistica dovuta alle sue non comuni  grandi attrattive, nonché l’enorme ed importante patrimonio artistico culturale di cui dispone,occupa soltanto il quarto posto nella classifica dei paesi più visitati dopo la Francia e la Spagna.
Un certo cambiamento culturale ed un diffuso benessere hanno ormai favorito in tutto il Paese un notevole sviluppo del turismo interno e verso l’estero; pertanto le agenzie di viaggi registrano una sempre maggiore, crescente domanda.
BellagioMa la cosa assurda è quella che i paesi del nord dell’Europa, pur non possedendo le risorse naturali, il clima, le attrattive storiche, archeologiche, ambientali, gastronomiche che la nostra Italia offre, ed il Sud in particolare, riescono ad attirare turisti e fare concorrenza ad un Paese come il nostro a cui  la natura ha dispensato le tante ricchezze che  tutto il mondo ci invidia.
Ed anche la Germania si propone, adesso, di fare una forte concorrenza all’Italia e diventare “meta turistica di primaria importanza”.
La politica turistica delle regioni non solo del Nord Europa ma anche del Mediterraneo (Marocco, Tunisia, Egitto, Grecia, Turchia) ha drenato il turismo che molti anni fa interessava l’Italia.
La mancanza di buone infrastrutture di collegamento, i prezzi troppo alti, i servizi spesso insoddisfacenti ed una  funzionalità ancora carente, nonostante tante ottime individualità, sono  a nostro parere, le ragioni del mancato decollo del turismo, particolarmente nel mezzogiorno d’Italia.
La Valle dei Templi ad AgrigentoSe a questo aggiungiamo i mali endemici sempre più gravi che affliggono le nostre province meridionali e che fanno parte del grosso bagaglio di realtà, ma anche di pregiudizi e luoghi comuni che sempre più vengono messi in evidenza dai mass-media dei Paesi potenziali fruitori del nostro turismo, allora ci si spiega come le risorse naturali che abbondano nella nostra terra non vengano opportunamente sfruttate.
Occasione mancata per alcuni politici ed amministratori che dovrebbero puntare maggiormente la loro attenzione su queste risorse che tutta l’Italia, ma il Sud, in particolare, possiedono e in copiosa quantità.
Il discorso, qui diverrebbe lungo e articolato: non è la sede per fare una analisi esaustiva di un settore, certamente di smisurata importanza economica e sociale.
>Sardegna - Cala MarioluMa ci piace evidenziare un aspetto, a nostro avviso, importante ai fini dello sviluppo della nostra presenza turistica sul mercato: intendiamo riferirci alla possibilità di utilizzazione, in maniera chiaramente congrua, adeguata e soprattutto corretta, dei fondi europei,  disponibili per le infrastrutture e per  lo sviluppo dei Paesi membri.
Ci teniamo ad evidenziare, anzi, fortemente sottolineare, quasi marcare, che “sono gli stessi fondi che, in altre mani, come, per esempio nel caso della Spagna, hanno permesso di scavalcarci in classifica.”
Questa è l’azzeccata conclusione amara del Corriere della Sera sull’argomento.
Desidereremmo tanto dissentire, ma purtroppo dobbiamo essere d’accordo.
Si possono tenere mille convegni e scrivere altrettanti pezzi sull’argomento: ma rimangono solo pie intenzioni se non vi mettono mano e con serietà e concretezza manageriale, gli Amministratori locali. Soprattutto delle piccole realtà locali che godono di un diverso dinamismo che può fare da  effetto domino, poi, per i territori vicini.
Sono i “localismi” che talvolta, ricordiamolo, fanno da volano ai ben più grossi processi evolutivi e di sviluppo.

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