Il “mestiere” dei Politici

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Giulio Andreotti

Il “mestiere” dei Politici

di Alfredo Labate Grimaldi (20.04.2008)

In Italia quello dei Politici è un vero mestiere. Il parlamentare non è un “delegato dei cittadini” come dovrebbe essere. Ma fa un mestiere.
Ora vediamo quali sono le originarie professioni dei “nostri”: molti sono gli avvocati, i docenti universitari e tutte le classi lavoratrici, più o meno sono  rappresentate. Ma  spicca, specie tra i politici cosiddetti di “razza”, la categoria dei giornalisti. O meglio, gli “iscritti” all’Albo dei Giornalisti: da quelli della cosiddetta I Repubblica -da Andreotti ad Emilio Colombo- a quelli della II (?) Repubblica, da D’Alema a Fini, per finire, ora, a Veltroni. E solo per citarne alcuni.
Il dato incuriosisce.
Senza nulla togliere ai colleghi -quelli veri- il dato va letto in senso negativo: chi è senza  mestiere, nel senso cioè, che non ha avuto il tempo di farsene uno avendo cominciato da giovanissimo la carriera politica, sul documento di identità, alla voce occupazione, fa scrivere: giornalista.
In effetti, sono iscritti all’Albo, ma non fanno i giornalisti. Fanno solo e soltanto i politici e… da una vita.
Ma il mestiere di “politico” in Italia, almeno per ora  -forse in avvenire, sì… –  non esiste.
Non esiste nominalmente, ma di fatto… sì, esiste: eccome… se  esiste!
Ma perché, questi Politici non hanno seguìto quello che dovrebbe essere il normale excursus di un uomo politico: cioè, prima un’occupazione, un lavoro, una vita normale e poi, solo dopo… colti dal sacro fuoco di “servire… il Popolo”, l’elezione a deputati, cioè a “delegati del Popolo”?
Presto detto.
Perché -e sono proprio i maggiorenti- provengono dalle file dei partiti, dove sono entrati giovanissimi e dove, nelle rispettive Direzioni hanno fatto la loro carriera.
E non hanno avuto il tempo di cercarsi un’occupazione un lavoro, perché… già ce l’avevano e facevano attivismo politico e scrivevano sul giornale organo del partito.
Sono giornalisti, quindi, ma solo perché iscritti all’Albo!
Non come quei Colleghi che prima, per anni e annorum si sono fatti il classico c. nelle redazioni, o in giro per il mondo e poi, solo dopo, sono approdati in quel di Montecitorio o di Palazzo Madama.
Ergo, i nostri maggiori uomini politici vengono allevati in seno ai partiti come polli in batteria.
Gli altri, i veri “deputati” quelli che non fanno storia, né “la Storia”, sono chiamati,  con evidente dispregio, “peones”: il che la dice lunga!
Ma si sa che i polli allevati in batteria non “sanno” di niente e noi preferiamo, in verità, quelli di cortile: i “peones”. Che dopo aver amministrato la “cosa pubblica” in nome e per conto del popolo per cinque anni, se ne vanno a casa… loro… i “peones”… e tornano a fare i medici, gli artigiani, gli insegnanti, gli industriali, gli operai, i commercianti.
Nelle “città-stato” della Grecia classica, dopo un certo numero di anni, il politico non era più eleggibile, ma… udite! Ad evitare una rielezione, doveva andare in esilio, per un certo tempo prestabilito!
Quelli… avevano già scoperto, ma, soprattutto, capito tutto!
“Meditate gente… meditate!”… usa dire il buon Arbore.

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