TUTTI DENTRO?

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TUTTI  DENTRO?

di Alfredo Labate Grimaldi (21.01.2008)

Lo scandalo non è l’affascinante moglie di Mastella, Sandra Lonardo, né la piccola corte Udeur campana praticamente azzerata, né, tantomeno, Mastella, in fondo in fondo, anche simpatico, povero novello S.Sebastiano, sul cui ormai appesantito corpo, si stanno conficcando le frecce di tutti, quasi designata vittima sacrificale, “consumato” politico di scuola “demo… cristiana”…
Il vero scandalo è che solo Sandra Lonardo e pochi “gregari” siano stati “chiamati” a pagare: contro l’evidenza – e che la “casta” volutamente ignora- che, cioè, è il “Sistema” ad essere irrimediabilmente malato.
Pannella – di cui tutto si può dire, ma del quale non si può negare il coraggio e la genialità e la lungimiranza di politico veramente di razza- l’ha detto! “Così, fan tutti!” E prima di Pannella -ricordate!- lo disse Craxi a Di Pietro…
Perché, si è capito ormai che nel gioco delle intercettazioni, essere “beccati” è solo un problema di “fattore c” – vogliamo pensare!… E, quindi, chi ci capita, ci capita. E chi ci capita, vuol dire ch’ha fatto tombola! Ma poi si sa, la pallina continua a girare e prima o poi si ferma di nuovo e su quale numero non si sa.
E allora, “Tutti dentro”?…
Non risolverebbe il problema.
Perché la chiave del problema non sta qui.
Pare che il tutto… sia avvenuto per una “guerra” scoppiata tra Sandra Lonardo e un direttore di una Asl campana messo lì, perché …”in QUOTA” Udeur, e che poi ha ritenuto bene far un cambio di “casacca” ed indossare quella più… nuova, più… promettente, del novello PD.
E da qui la “Sandra” pare sentenziasse…”Quello è un uomo morto”!
Lapidaria ed ormai famosa frase intercettata!
E via, poi, tutto quello ch’è successo e che, forse, dovrà ancora succedere.
Parliamo, però non del caso specifico,che può interessare solo marginalmente, ma del problema nella sua interezza, cioè della problematica che poi origina il caso.
Ed avevamo accennato ad una chiave.
La chiave ce l’avete sotto gli occhi, sì, qualche riga più su… quella parolina che “tanto innocua ed innocente par…”
“In Quota”.
Neologismo, quasi parola d’ordine politichese che la dice tutta sulla malattia della politica italiana.
“In quota” è elegante neologismo che significa che Tizio è “dell’area di…”. Sì, insomma per non dire che quello è della “banda di…”, si dice che è “in quota di….”!
Ma che avete capito?
“Banda”, non nel senso di “associazione costituita allo scopo di delinquere”, ma molto più semplicemente intesa come “parte” di un tutto…: vedi dizionario della Lingua Italiana!…
Ed essere “in quota di…” significa anche -ma qui il dizionario si ferma… non lo dice- che Tizio “dà”, ma anche “riceve” o “riceverà”, prima o poi.
Cosa? Di tutto e di più: cariche e/o favori.
Denaro? Nooo!!!
C’è una moneta che vale di più e che non si svaluta mai e che produce un interesse da usuraio: questa moneta si chiama:”Potere”!
E sappiate ch’è fenomeno antico e sin dai tempi dell’Ellade! Da cui -si deve dir la verità- i Romani appresero,  presto e… meglio”!
Visto e dato che -ed è dato di fatto certo ed incontrovertibile- tutti i partiti hanno “in quota” una pletora di “clientes”, la chiave non è certo far sparire la parolina maledetta ed i suoi effetti, ma cambiare il sistema del “sottogoverno” della “cosa pubblica”.
Sappiamo già, che quelli della “casta” -una volta si diceva “nomenclatura”, ma si sa che bisogna pur rinfrescarsi ogni tanto- quelli, dicevamo, NON muoveranno un dito perché sia cambiato il “sistema”.
Perché si spezzerebbe quella catena di potere della Politica, vera catena di S.Antonio, ch’è più coinvolgente degli stessi stipendi d’oro e delle svariate, fantasiose, ricche prebende dei Politicanti!
Far sparire il sistema del “in quota di” significa semplicemente che la politica deve “restituire” ciò che si è impropriamente, indebitamente ed arbitrariamente appropriato del “pubblico”: significa cioè, azzerare il sistema delle cosiddette “Nomine”!
E quando diciamo ciò, pensiamo al sottogoverno dello Stato, delle Regioni, delle Province, fino a finire ai Comuni, pur piccoli ch’essi siano.
Sapete dire, perché mai l’alta dirigenza d’una struttura sanitaria pubblica debba essere designata dalla Politica e dal sistema che la regge e non debba procedere, invece, da valutazioni di merito, di carriera o da appositi esiti concorsuali?
E ormai fa solo ridere sentir ancora parlare di “manager” e di… “aziende”, perché l’innovazione che ci si aspettava fosse premiante si è rivelata un pateracchio peggiore di quello preesistente! Il tanto decantato “privato”, i “manager” e le “aziende” non hanno prodotto che fallimenti e maggiori debiti sotto tutti i punti di vista e che sono sotto gli occhi di tutti, tutti i giorni, o si acceda ad  una qualsiasi struttura sanitaria pubblica od anche semplicemente, salendo su di un treno.
Il “managerialismo”, il “libero mercato” “la concorrenza” tutti concetti rimasti sulla carta che non hanno premiato l’azienda Italia, ma che hanno invece prodotto un maggior “sottopotere” ed allargato quello d’influenza del sottobosco della Politica, aumentandone gli addetti! Non ha risolto nulla ed è però il miglior sistema per amministrare non la cosa pubblica, ma il potere della politica!
A questo punto, vogliamo parlare dei “managers” di tanti Enti + o – pubblici, ma che bene o male, dovrebbero servire la collettività e perciò, con finalità di erogare un pubblico servizio, tipo… Ferrovie o… Rai?…
Rai…  una volta si facevano i concorsi.
Tra poco, di Bruno Vespa faranno la statua di cera e questa sarà posta al Museo delle Cere con la scritta “Ultimo esemplare di giornalista Rai Vincitore di Concorso Pubblico”. E Vespa… ha 63 anni suonati!…
Gli altri “sarebbero” -pare – tutti… “in quota” di un “qualcuno” o di  “un qualcosa”.
Azzerando il sistema “in quota di…” cioè, restituendo al pubblico ed ai suoi meccanismi interni i paramentri e le regole -attenzione!- NON di Nomina, ma di ascesa alle alte sfere della dirigenza, si risolverebbe “una parte” di questo malcostume.
Semplicismo?
Forse.
Ma, ricordate che un giorno, qualcuno disse che se gli davano una leva, avrebbe… sollevato il Mondo?
Più semplice di così!…

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