L’HA GIURATO !

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L’HA  GIURATO !

Sulla Bibbia di Lincoln, tenuta fra le tremanti mani della moglie Michelle, a mezzogiorno ora di Washington con salve di cannone, sfilate con vecchie uniformi, lacrime di commozione e dieci balli di gala. Chi non ci sarà… non è!…

il Direttore (20.01.2009)

“Giuro solennemente che svolgerò fedelmente l’incarico di presidente degli Stati Uniti e farò il mio meglio per preservare, proteggere e difendere la Costituzione degli Stati Uniti.”….. “Dio aiutami!”

Così ha giurato Barack Obama, con la formula usata dallo stesso Washington, nell’ormai lontano 1789, per la precisione, duecentoventi anni fa.

Ed ha voluto aggiungere alla formula ufficiale quel “Dio aiutami!”, invocazione non obbligatoria, ma che fu anche del primo Presidente dei nuovi Stati Uniti d’America e che, pronunciata da un uomo nato musulmano da parte di padre, è stata una nota molto gradita agli occhi di tutti. E… molti lo aspettavano proprio là… dimenticando una particolare fondamentale: che il Dio dei Musulmani è anche il Dio del popolo ebraico e dei Cristiani!

A pochi minuti dal giuramento, sarebbe azzardato trarre notazioni di carattere politico dal discorso di Obama. Lo riterremmo oltremodo azzardato. Non mancherà l’occasione, certamente, di esaminarne le parti salienti.

Ma è il campo che ora attende il 47enne Capo degli Stati Uniti d’America, uno dei Paesi guida e più potenti del mondo e quindi, ora ci limiteremo soltanto a pubblicare una photogallery del nuovo Presidente. Perché pensiamo che ove il giornalismo potrebbe risultare pretenzioso (fare un bilancio politico, cioè, a pochi minuti dal discorso), è forse meglio limitarsi al foto-giornalismo.

Nella nostra galleria fotografica non mancano, però, degli accenni politici: perché abbiamo voluto dare risalto ai motti, agli slogans che hanno accompagnato la campagna obamiana.

Crediamo che traccino una via della sua prossima politica, e li pubblichiamo con la certezza che abbiano un significato politico se non per ora reale, ma almeno di indirizzo e, soprattutto, di auspicio.

Come pure significato politico oltre che fortemente simbolico ha rappresentato il viaggio di trasferimento, quasi volutamente lento avvicinamento, fatto in treno per giungere a Washington, partendo da Philadelphia – più o meno il tragitto coperto da Lincoln nel 1861 – e le cose che ha detto in questo viaggio.

“Non viaggio da solo
– ha detto Obama – ma con le voci degli Americani che porto con me alla Casa Bianca e son partito da Philadelphia, perché essa è il posto giusto, perché questa è la città dove è iniziato il sogno americano!”

“Non sono pochi i problemi che ci stanno davanti
– ha continuato a dire durante il viaggio – ma per affrontarli e vincerli, bisogna tornare allo spirito con cui i Padri fondatori si riunirono a Philadelphia e firmarono la “Dichiarazione d’Indipendenza”. Perché fu a Philadelphia, che cominciò il nostro viaggio americano, fu a Philadelphia che un gruppo di contadini e avvocati, mercanti e soldati si riunirono per dichiarare la loro indipendenza e il loro diritto ad essere protagonisti del loro destino.

Ci vuole quindi, adesso
-ha continuato a dire Obama, mentre il treno proseguiva tra due ali di folla – una nuova dichiarazione, d’indipendenza dalle ideologie, dai pregiudizi, dalla intolleranza e bisogna unire le forze perché ci sia un Governo che sia responsabile nei confronti del popolo e che non serva gli interessi di pochi!

Prima di giungere a Washington, il treno ha rallentato più volte la corsa per la folla plaudente ed ha fatto ben due fermate, perché la gente potesse avvicinarsi e salutare il passaggio del nuovo presidente.

E Barack Obama sul treno, ha voluto finire dichiarando quasi solennemente che ” la cerimonia d’insediamento del 20 di gennaio sarà la celebrazione non solo del presidente, me del popolo tutto americano, anzi, dello “spirito americano!”.

Indipendentemente dal suo discorso d’insediamento di oggi, 20 gennaio 2009, crediamo che a parte i simbolismi e una buona parte di retorica che in queste occasioni non guasta mai, ma che in fondo è pur nell’anima americana, il “discorso del treno” – ci piace chiamarlo così – conteneva di già, sufficienti connotazioni politiche.

Che ci hanno ricordato – quanta emozione! – il miglior Kennedy della sua “Nuova frontiera” e del suo “nuovo sogno americano”! Quando la politica americana fu di nuovi orizzonti, nuove speranze, nuovi auspici.

E ancora e di nuovo oggi, vogliamo parlare di nuovi auspici per i destini del mondo.

Perché, Signori, lo vogliate o no, il mondo ormai è diventato piccolo come un’arancia, e se Barack ha il raffreddore o peggio… “il fuoco di S.Antonio”… state pur certi che qualcosa arriva pure da questa parte, pure a noi!…

Ecco, quindi, perché facciamo anche noi voti augurali oggi, e diamo il più che giusto rilievo all’evento, come fosse, appunto, un evento di casa nostra.

Perché, sappiamolo, i fatti degli altri, ormai… sono anche fatti nostri.

Eccome!!!…

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