Le carceri scoppiano di nuovo

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Le carceri scoppiano di nuovo

E lo Stato risolve il problema rimandandolo nel tempo.Ma in attesa di che, di cosa?

di Alfredo Labate Grimaldi (02.07.2008)

I detenuti sono ammassati nelle celle, in numero doppio di quello previsto, in modo indecente, anzi disumano!
D’inverno, almeno si riscaldano a vicenda, ma…
Con questo caldo… immaginate?
E lo Stato che fa?
Niente.
O meglio, peggio del niente…
Attende.
Come il gioco del cerino…
E poi succede come lo scandalo dell’immondizia: prima o poi scoppia la bomba e la colpa è certamente non di uno, non di pochi, ma di tutti: di quelli che ci sono, di quelli che ci son stati, di quelli che ci furono, nei vari governi succedutisi attraverso i decenni!
Ricordatevi! I problemi non fanno sconti a nessuno. Prima o poi scoppiano. E’ solo questione di tempo.
Ma ogni governo s’illude che poi la bomba scoppi sempre nelle mani dell’altro.
E ai cittadini chi ci pensa?
Perché, se l’avete dimenticato, anche i detenuti, i “carcerati” sono cittadini!
Vabbè, quelli sono… affari loro!…
Si arrangiano.
Ma l’Italia… so’ secoli che s’arrangia!!!
Ed è vergognoso, anzi, immorale. Ma se pensiamo al problema delle carceri è pure assurdo.
Uno Stato – pensate – che per risolvere il problema della insufficienza e della vetustà delle strutture carcerarie, che fa? Apre le porte e  fa uscire i carcerati!
Sì, avete capito bene. Stiamo parlando dell’indulto.
Ma ci pensate?
Ma anche un bambino, avrebbe capito che la soluzione non sarebbe servita a niente: ma solo a far scandalo – uno di più – e che dopo mesi… – dodici, diciotto – il problema si sarebbe ripresentato, e più urgente di prima e più incancrenito che mai.
Anche un bambino lo avrebbe capito!
Ma non è che loro non capiscano – talvolta succede pure, in verità- ma spesso è che se ne fregano.
Cioè disattendono alla prima regola dell’Amministratore: avere cura della cosa pubblica!
E ora… che si fa?
Va bene… per ora la gente ha già il problema della spazzatura e non ci pensa. E poi…
… non saranno mica tutti delinquenti in Italia! E quindi!
E per quella minoranza che è dentro e per le loro famiglie e per i loro figli e… per la società che poi sconta anche questo misfatto?…
E va bene!…
Prima o poi, ci penserà lo “stellone” che sempre c’ha pensato all’Italia! Noo?
Con l’indulto, abbiamo rimandato solo il collasso e di solo una manciata di mesi: abbiamo fatto come quel debitore che, per fronteggiare le richieste dei creditori, fa altri debiti. E la bancarotta, così, non è lontana; questo è chiaro, no?
Una sana, oculata Amministrazione della cosa pubblica ha i suoi costi obbligati.
C’è sempre una scala dei bisogni e c’è sempre una certa disponibilità economica spesso non pari alle necessita, ai bisogni. Una buona Amministrazione fa una scala delle priorità, come fanno le buone mamme di famiglia che notoriamente amministrano meglio, ma molto meglio dei mariti.
A proposito! mandiamoci le donne ad Amministrare la spesa pubblica! Mettiamole nei dicasteri economici chiave, e vedrete!
Ma, per ora ci sono gli uomini e dobbiamo accontentarci di loro.
Dicevamo che si fa una scala delle priorità e, nel contempo, si fa economia sulle spese non necessarie, non impellenti, o meglio, si risparmia sulle spese voluttuarie e si evitano gli sprechi.
Signori, lo stato è come una famiglia, è come una casa!
Ora è certo che le carceri, il loro numero e la loro adeguatezza ad una pena da scontare in modo “civile ed umano” rappresentino un priorità per uno Stato che vuol chiamarsi moderno, ma, soprattutto, democratico o meglio, civile.
E l’Italia come strutture carcerarie, invece, si avvale ancora di vecchi conventi, antichi manieri, caserme e quant’altro di raccogliticcio. Non, certo, di strutture, nella maggioranza dei casi, nate a scopo di detenzione e di potenziale rieducazione.
Il discorso è quanto mai semplice, diremmo schematico.
Uno Stato, per il suo funzionamento, si dà delle leggi.
Chi le infrange, va contro la convivenza civile e si pone contro i diritti e le libertà di tutti.
Lo Stato, quindi, ha il “dovere/diritto”, in nome della difesa delle libertà dei tutti, di comminare a chi infrange le regole, le relative pene e di applicarle, di farle, cioè, scontare. Ma, parimenti, ha il dovere di farlo nel pieno rispetto dei primari ed inalienabili diritti della “Persona”. Ed indipendentemente da ciò che ha o abbia potuto legiferare qualche consesso internazionale.
Ciò, non può avvenire nelle condizioni in cui versano, oggi, gli “Istituti di pena” italiani!
Istituti di pena che, escluse alcune nuove strutture e in verità non molte, ed ubicate quasi totalmente, salvo poche eccezioni, nell’Italia del centro-nord, ancora per la stragrande maggioranza sono ospitati in ultrasecolari conventi -confiscati dallo Stato sabaudo, alle congregazioni religiose dopo il 1861 e specie dopo il settanta, presa, ormai, Roma-  oppure in secolari fortezze.
Queste strutture, rabberciate alla meglio per le nuove incombenze, non possono offrire altro che affollamento e promiscuità, malsanità; infine, altissimo rischio di contrarre gravi malattie infettive, essendo pochissime le strutture carcerarie che attualmente possano disporre di reparti separati,  appositamente atti ad ospitare detenuti affetti da gravi  patologie trasmissibili.
In simili strutture, non adatte agli scopi cui sono prefisse e complice il sovraffollamento, si riscontrano non rari episodi di sudditanza fisica, psicologica e morale di alcuni detenuti, i più fragili, verso altri, dei quali debbono sopportare i soprusi. Veri episodi di “caporalato” o “pseudononnismo” come dir si voglia, rendendo vieppiù avvilente la vita carceraria dei soggetti più deboli sotto l’aspetto psicofisico.
Per non parlare, poi, del degradante ed inumano clima in cui si svolgono i colloqui con i familiari: durante i quali sono assenti ogni riservatezza, ogni rispetto, ogni delicatezza e viene, quindi, annullata la dignità della Persona e del Detenuto.
Vi è un’alta scuola di malavita nelle nostre carceri e nessuna o quanto mai scarsa possibilità di rieducare.
E ciò, nonostante il prodigarsi -anche con turni stressanti, stante l’ormai cronico stato di sott’organico in cui presta la sua meritoria opera del Corpo di Polizia penitenziaria ed i vari addetti, tra cui molti Educatori e volontari.
E spostandoci un attimo, ma solo un attimo, dal problema delle strutture edilizie carcerarie, vogliamo parlare… no, soltanto accennare agli stipendi inadeguati con cui sono retribuite le varie categorie di lavoratori che prestano la loro opera nelle carceri, agenti di Polizia penitenziaria, in primis?
Ed allora, ci accorgiamo che è sempre e solo un fatto di spesa, di fondi, di… soldi!
Che non è vero che non ci siano!
I soldi ci sono! Ed anche voi, lettori, lo sapete che ci sono!
Ci sono, ma… vengono spesi, vengono sprecati per altre cose, per mill’altre cose che non sono mai o quasi mai quelle veramente importanti, quelle urgenti per un Paese che voglia veramente chiamarsi civile!
E non è certo fare dell’antipolitica – che bel neologismo, questo, coniato ad arte da politici che pensiamo non abbiano molto a cuore la cura della Cosa Pubblica- se accenniamo solo allo spreco delle auto blu in cui deteniamo -Signori! – il record mondiale riguardo a numero!
Quasi Paese nababbo, come qualche Sultanato che galleggia sul petrolio!
Vogliamo accennare ai costi della politica, come numero di addetti e come status, non certo adeguato al lavoro prodotto, in termini di  qualità?
Vogliamo accennare ai cosiddetti “voli di Stato”, spesso per fini impropri e non proprio per compiti d’istituto?…
E non andiamo oltre per non tediarvi, ma, soprattutto per non farvi venire un attacco di fegato!
Si parla tanto di riforme strutturali e l’Europa spesso ci rampogna su ciò.
Ecco, questa è una riforma seria da farsi ed urgente.
Le forze politiche ed i Governi non possono più sottrarvisi.
Ce lo impongono la Civiltà millenaria a cui diciamo di appartenere… e l’etica, indipendentemente da qualsivoglia credo religioso.
Basta con le politiche dello struzzo che sono inutili, vergognose e… alla lunga possono rivelarsi molto pericolose!

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