Nelle Carceri italiane il 28% dei reclusi ha l’Epatite C
NON PUO’ NON DEVE ESSERE COSI’
Lo Stato ha il diritto di far scontare una pena, ma NON certo quello di farli uscire, poi, ammalati
di aellegì
Non è la prima volta che lo diciamo, meglio che lo predichiamo, anzi che lo urliamo.

Ogni Società civile e per essa lo Stato ha il diritto di darsi un sistema di difesa e regolamentazione della vita sociale e quindi a chi non rispetta le leggi che lo Stato si è democraticamente date, esso ha il diritto-dovere di comminare e far scontare e nel modo più umano possibile, le giuste pene decise ed inflitte - si spera con la maggior giustizia possibile - dai Tribunali dello Stato stesso.
E’ un diritto-dovere, questo dello Stato, che deriva da una elementare regolamentazione della vita di un consorzio umano.
Ma tra il far scontare la giusta pena e far ammalare il recluso ed in modo grave, seriamente… della differenza ci corre!
L’abbiamo detto cento volte che la maggioranza delle carceri italiane è obsoleta.
L’hanno sempre ammesso tutti i Guardasigilli di tutti i governi che si sono succeduti dall’Unità d’Italia in poi..
Pare - ed è d’obbligo il “pare” - che questo Governo, per bocca del ministro Angelino Alfano, abbia più volte ribadito che si sarebbe presto messo mano alla costruzione di carceri nuove a misura di… essere umano”!
Vogliamo crederci e speriamo vivamente che i fondi di cui si affermava l’esistenza, non abbiano preso altre strade come quasi il gioco delle tre carte che da destra, passa a sinistra, da sinistra ancora a destra, magari poi in mezzo, ma alla fine, il banco sempre vince.
Ripetiamo che vogliamo crederci, ma il problema è ben più complesso.
C’è un detto napoletano che recita più o meno così ed i lettori partenopei mi perdoneranno la possibile inesattezza e, soprattutto, la probabilissima errata ortografia.
“Addò vere, e addò ceca”
In sintesi: dove troppo si vede, si guarda, si “pignoleggia” e dove, invece, talvolta, non si guarda per niente… e nulla si vede.
Spesso NON si vedono i telefonini in uso a detenuti che tramite questo mezzo danno ordini alle varie “famiglie”: intese come naturali e… come clan.
Spesso non si vedono i lauti pranzi, che entrano – almeno così si… “mormora” - chissà’ come nelle carceri, ad uso di qualche boss che tutto o, diciamo, quasi tutto può permettersi..
E in questo caso, … “se ceca”!
Invece poi, si guarda troppo al particolare – certo se ne comprendono i motivi – ma i motivi pur giusti, crediamo siano inferiori al sin troppo probabile rischio di contrarre serie, gravi malattie.
Delle latrine, poi, non ne parliamo e sappiamo che esiste, come in tutte le carceri del mondo e come chiaramente anche in quelle italiane, il problema dell’Aids.
Sono notizie che fanno scalpore, ma poi dopo tre giorni ce se ne dimentica.
E non pensate egoisticamente che….
“Tanto a me non può mai succedere e la cosa mi tocca marginalmente!”
Va bene…. vi concedo pure di… “toccarvi”, però ricordatevi che qualcuno diceva che… “ siamo tutti in… libertà provvisoria!”
Ed è vero!
Ricordate il famoso film di Sordi?...
Ci appelliamo a quanti investiti di poteri e doveri – meglio – istituzionali, affinché possano operare perché con espedienti talvolta anche semplici, si possano eliminare gravi conseguenze per il condannato e per il suo futuro di uomo libero.Una cosa è certa: pensiamo che oltre alle carceri come edifici, siano obsoleti anche i regolamenti che regolano la vita nelle carceri.
Ci appelliamo anche alla Stampa carceraria che si batta e non si stanchi di battersi per queste problematiche. Senz’altro lo fanno e nel migliore dei modi, ma sappiano che siamo loro vicini.
E ci appelliamo pure a quanti, specie volontari o cappellani, sono a conoscenza di quanto di così grave accada.
Insomma, ad una giustizia talvolta dalle maglie larghe perché troppo garantista – e va bene, siamo la patria mondiale del Diritto – delle volte…. insomma…
“addo’ se vere… e addo’ se ceca”!
E così non va, anzi così NON deve essere!